Vittoria in Italia: Wikimedia Foundation vince la causa contro l’ex Ministro della Difesa

Foto di Andreas Tille, CC BY-SA 4.0.

Siamo lieti di annunciare che lo scorso 19 febbraio la Corte di Appello di Roma ha respinto il ricorso presentato da Cesare Previti contro Wikimedia Foundation. Questa decisione riconosce l’importanza delle regole che la comunità ha individuato per la redazione delle voci e tutela il lavoro dei volontari che partecipano al movimento Wikimedia.

Nel 2012, Cesare Previti, ex Ministro della Difesa italiano, ha avviato una causa contro Wikimedia Foundation per i contenuti della voce dell’enciclopedia libera a lui dedicata, ritenuti diffamatori. Previti ha prima inviato una lettera chiedendo che la sua voce venisse cancellata senza indicare chiaramente quale contenuto fosse a suo avviso diffamatorio e il link dove era pubblicato. Poi, visto che la voce non veniva eliminata, ha fatto causa a Wikimedia Foundation chiedendone la rimozione.

Nel 2013, il Tribunale Civile di Roma si è espresso a favore della Fondazione americana, dichiarando che – in qualità di fornitore di hosting – la Foundation non poteva essere ritenuta responsabile per i contenuti delle voci Wikipedia. La Corte ha peraltro evidenziato come la natura aperta e collaborativa dell’enciclopedia online è resa esplicita in modo chiaro sia sul sito web della Foundation che su Wikipedia.

Previti ha presentato un ricorso contro questa decisione, attribuendo alla Fondazione non solo la responsabilità delle informazioni inserite da terzi, ma anche un ruolo attivo nella creazione e pubblicazione dei contenuti. La Corte d’Appello di Roma ha respinto il ricorso, confermando le decisioni del Tribunale Civile.

Nella sentenza, che tutela in modo particolare il modello di governance individuato dalla comunità di Wikipedia, la Corte ha ancora una volta riconosciuto alla Foundation il ruolo di semplice fornitore di hosting mentre sono gli utenti ad avere la possibilità di creare e modificare i contenuti sui progetti Wikimedia, tra cui Wikipedia. La Corte ha inoltre specificato che una lettera di querela che non specifica quale parte del materiale pubblico sia ritenuta illecita, né chiarisce quale sia la natura diffamatoria o illegale dei contenuti pubblicati non impone un obbligo di rimozione a un hosting provider come Wikimedia Foundation.

Il Tribunale ha inoltre evidenziato le peculiarità del meccanismo di creazione dei contenuti di Wikipedia, che prevede che chiunque possa accedere e modificare i contenuti delle voci, sottolineando come tale procedura sia esplicitata in modo molto chiaro da parte della comunità: Previti avrebbe dovuto innanzitutto seguire tale procedura per risolvere le eventuali problematiche. In particolare, l’ex ministro avrebbe potuto mettersi in contatto con i volontari, fornire fonti attendibili e suggerire di modificare la voce, invece di indirizzare una lettera alla Foundation.

Come conseguenza delle decisioni della Corte, la voce rimarrà online e Previti dovrà rimborsare a Wikimedia Foundation parte delle spese sostenute per difendere la causa e il ricorso.

La sentenza del Tribunale di Roma non è solamente una vittoria per la Foundation o per gli utenti di Wikipedia in italiano, ma per tutti i wikimediani nel mondo che ogni giorno creano e rendono accessibile a tutti una fonte di informazione libera e attendibile, quando corredata dai corretti riferimenti alle fonti. Wikipedia è creata, modificata, sostenuta e gestita dalla sua comunità globale di redattori volontari, collaboratori e traduttori. Come hosting provider, Wikimedia Foundation fornisce agli utenti una piattaforma per condividere il loro lavoro con il mondo intero in quasi trecento lingue diverse. Decisioni come questa, che riconoscono e riaffermano tale modello, sono importanti per la crescita delle comunità open source in generale e per la futura diffusione della conoscenza libera attraverso i progetti Wikimedia.

Jacob Rogers, Legal Counsel
Emine Yildirim, Legal Fellow

La Foundation vorrebbe estendere un ringraziamento speciale a Marco Berliri e al suo team di Hogan Lovells, che ci ha assistito in modo eccellente nell’ambito di questa causa.

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